Oggi, come avevamo già preannunciato,
abbiamo partecipato con una nostra delegazione alla manifestazione contro la
guerra e contro il riarmo UE promossa dal M5S e aperta a tante altre realtà associative
e di movimento.
E’ stata veramente una gran bella
manifestazione, molto partecipata, di massa e soprattutto popolare, l’esatto
contrario della kermesse in sostegno della guerra e dei tecno-burocrati dell’UE
che si è tenuta lo scorso 15 marzo sempre a Roma.
Una manifestazione che a mio
parere rappresenta il sentire della maggioranza del popolo italiano che non ne
vuole sapere dei propositi bellicosi dell’UE ed è giustamente indignata con il
partito trasversale della guerra – dalla Meloni a Calenda fino alla Schlein – che
vuole sottrarre risorse alla spesa sociale (sanità, scuola, lavoro,
investimenti pubblici, welfare) per destinarle al riarmo. Una strategia
guerrafondaia e folle che rischia di trascinarci nel baratro.
Non possiamo
però non rilevare come questa lodevole iniziativa alla quale abbiamo aderito
sia pure come indipendenti così come tante altre associazioni, movimenti e
giornali online, sia stata macchiata dalla presenza di una delegazione del PD
guidata da Francesco Boccia. Il PD è parte integrante del “partito della guerra”,
ha sostenuto fin dalla prima ora la guerra contro la Russia, la campagna
russofoba e il governo ultranazionalista di Zelensky con tanto di componenti
naziste al suo interno. Il PD non è la soluzione ma il problema, perchè è un
partito neoliberale, neoliberista, filoeuropeista, filo atlantico, filoisraeliano
e guerrafondaio e deve essere espulso da ogni luogo e da ogni contesto politico
e sociale che sia autenticamente impegnato per la pace, i diritti sociali, il
welfare e la giustizia sociale. Non possono esserci mediazioni politiciste con
quel partito così come non possono esserci con i Calenda, i Renzi e le Meloni. Il
PD è stato costretto a mandare una delegazione perché non voleva regalare
quella piazza al M5S e perché deve in qualche modo mantenere la faccia e un
rapporto con una parte dell’elettorato di sinistra e non vuole passare per
quello che è realmente.
Ma è finito il
tempo dei giochetti tatticisti e delle logiche di corridoio che non ci
appartengono ma soprattutto non appartengono alle decine e decine di migliaia
di persone che sono scese in piazza oggi e a quei milioni e milioni di italiani
che se ne infischiano del “campo largo” e di tutte le varie manfrine
elettoralistiche. Giuseppe Conte avrebbe potuto e dovuto far fare dietrofront a
quella ipocrita delegazione pidina ma sarebbe stato troppo per uno come lui, sostanzialmente
uno che si ispira alla vecchia scuola “democristiana” (magari democristiana di
sinistra…) dove la mediazione è sempre stata l’aria che si respira e il pane
che si mangia. Ma deve stare attento, perché il tempo della fiducia a prescindere
è finito da un pezzo e la gente che oggi gridava in massa “tutti a casa” si
rivolgeva a tutta la classe politica che ha trascinato il Paese in una guerra
scellerata.
La piazza di oggi va ben al di là di quelle micro logiche politiciste (di cui è imbevuta anche la “sinistra” cosiddetta “antagonista” che oggi ha scelto di promuovere la solita “manifestazioncina” autoreferenziale e identitaria in un’altra piazza della ccapitale) e ci dice che c’è ancora tanta gente che non ha portato il cervello all’ammasso, che il terreno è fertile e che c’è la possibilità di seminare al fine di costruire con il tempo un grande e nuovo movimento politico di massa che vada oltre la povertà dell’offerta politica attuale. Ci impegneremo con tutte le nostre forze in questa direzione.