Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Riguardo alle polemiche sorte intorno al mio articolo sulla poesia “Suona musicista !” di Yuri Vologodsky, forse neanche avrei dovrei perdere tempo a rispondere. Di norma, le querele presentate da ignoti vengono sempre cestinate. Invece, io qui sono stato sollecitato dalla Redazione dell’Interferenza.info a procedere ad investigazione.
Tutta la polemica si basa solo su un costrutto di illazioni, diffuse per un verso da una fonte finanziata dall’ex oligarca russo Khodorkovsky, uno dei più grandi Criminali della storia, e per altro verso da Wikipedia, legata all’oscuro mondo delle ONG angloamericane e, comunque, messa fuori legge dalla Federazione Russa per la sua costante propaganda eversiva. Wikipedia è una falsa enciclopedia del sapere libero. E’ uno strumento di propaganda pieno anche di contenuti erronei, che nel mondo della ricerca scientifica raramente viene citato o preso mai in considerazione. E’ molto utilizzato invece dagli studenti e dagli internauti di cultura media. Lo so perché, per qualche tempo, credendo che fosse davvero libera, sono stato anch’io un collaboratore di Wikipedia e ho curato alcune pagine, come quelle dei poeti dell’antica lirica greca, quella di Gregorio Magno ecc. Pertanto, so bene cosa sia Wikipedia.
Ora, Wikipedia è una fonte continua di disinformazione sulla guerra tra la NATO e la Russia in Ucraina. Continua, ad esempio, a spacciare come “genocidio russo” il filmino di Bucha 2022. A riprova di quanto dico, dato che la ricorrenza è molto vicina, invito i lettori a visitare le pagine wiki “Liberazione, 25 Aprile”. Vi è riportato, senza sostegno di alcuna statistica seria, che per “liberare” l’Italia morirono 300.000 soldati americani. Chi studia la storia sa bene che 300.000 americani non morirono, forse, nemmeno in tutta la Seconda Guerra mondiale, dove gli USA combatterono in prima linea esclusivamente contro il Giappone. Nelle altre regioni in cui intervennero, fecero sempre combattere agli altri in prima fila. Ma quando si prova a rettificare queste falsificazioni della storia contemporanea, che in Wikipedia abbondano, si viene subito bloccati dall’intervento coordinato degli anonimi fact checkers.
Un’operazione simile l’hanno fatta qui, sull’Interferenza.info, i due anonimi quaquaraquà, che dietro lo schermo di un nickname, sono intervenuti per dire che sarebbe “vergognoso” parlare del gruppo Wagner, fondato da Evgenij Prigozhin, perché sarebbe nazista. Ora, io non dovrei arrabbiarmi solo con questi due, ma anche con la Redazione dell’Interferenza che ancora non capisce la necessità di fare filtro rispetto agli pseudo-commenti da parte di ignoti quando si capisce già in partenza che sono palesemente balordi e in mala fede. Parlo di questa situazione in generale, non solo relativamente al mio articolo.
A me pare che, nonostante l’Interefrenza.info abbia dichiarato una posizione di rigetto verso le ragioni del politically correct, nei fatti mostra sempre una certa cedevolezza. Mi pare che consideri un liberale “diritto di replica” il dare spazio ad ogni tipo di commento, anche a quelli che sono, con piena evidenza, volgari, viziosi, infondati e scriteriati. Questa cedevolezza acritica nulla ha a che fare con la liberalità né con la democrazia. Il primo a descriverla, quando ancora il termine stesso non era stato inventato, fu Omero. Nell’Iliade, Tersite prese gli schiaffi in faccia da Odisseo, dopo aver parlato in Assemblea. Perché il diritto di parola lo si dava, sì, anche al peggiore degli uomini, ma a condizione che il suo parlare politico fosse serio, sensato e costruttivo, nel rispetto del bene comune della Polis. Qui invece si crede che la parola debba essere data indiscriminatamente a tutti, in ogni luogo e momento, per poter dire tutte le fregnacce che si vuole. Ebbene, questo criterio è l’esatto contrario della democrazia. Non a caso, oggi, nel 2023 si pensa che la democrazia sia la allo-crazia, e ne si accetta la sua degenerazione nel regime tirannico della demagogia. Cosa di cui gli antichi Elleni avevano coscienza politica, al contrario dei moderni sudditi dell’Unione Europea, che credono di essere superiori e più intelligenti degli antichi solo perché saprebbero smanettare uno smartphone.
A proposito dell’antica Ellade, che la democrazia la inventò, un sedicente (schiavo ?) che si firma Spartacus sostiene, anacronisticamente,che Sparta sarebbe stata “nazista” (il senso è questo) perché vi esistevano gli schiavi. Se è per questo, anche ad Atene il 75% degli abitanti erano schiavi. Dunque, in base alla logica follemente ideal-astorica di chi vive fuori dal mondo, anche l’Arte, il Teatro e la Filosofia nati ad Atene sarebbero da condannare come prodotti culturali “nazisti”. E tutta la civiltà romana, di conseguenza, sarebbe da buttare via. Ecco dove porta l’ignoranza ingenua di certi gruppuscoli che si auto-emarginano dalla realtà, non comprendendo il senso dei processi storici.
Passiamo alla malattia infantile del luxemburghismo. Questo nickname Spartacus, io penso, non si riferisce tanto all’antico leader tracio di una grande rivolta (l’unica e sola che, benché priva di vera coscienza di classe, scoppiò nell’arco dei 700 anni in cui funzionò a pieno regime il modo di produzione schiavistico). Credo che, invece, si riferisca piuttosto a quel movimento della Rosetta Luxemburg, che rappresenta oggi solo un piccolo ramo morto del marxismo e, soprattutto, una batosta politica maturata, storicamente, sul suo stesso piano ideologico. Quello che, mitizzando le capacità spontaneistiche delle masse sfruttate, idealizzava una metafisica Coscienza operaia trans-rivoluzionaria, che in realtà non esisteva affatto. Tanto è vero che quest’illusorio idealismo venne preso a calci in faccia dalla dura e divergente realtà, incarnata da altri sfruttati della stessa nazione tedesca.
Detto questo, voglio sottolineare che, nell’articolo che questi presunti luxemburghiani hanno criticato senza forse neanche averlo letto, il tema principale che presento è la contestualizzazione della poesia tradotta di Vologodsky, un poeta-soldato, che era iscritto al partito comunista di Donetsk. Perciò, le sole critiche alle quali d’oggi in poi risponderò, saranno quelle di carattere letterario e storico. Dunque, stop a tutti i commenti che ripetono stupidamente solo la propaganda politica imperialistica contro la Wagner. Già ce n’è troppa in circolazione.
Ad esempio, venerdì scorso (13 aprile) la Commissione Europea ha inserito il gruppo Wagner nella sua lista nera. Ma non in base all’accusa di nazismo, bensì perché “contribuisce alla distruzione delle strutture civili dell’Ucraina”. Quindi, le sanzioni della von der Leyen giungono con oltre un anno di ritardo, rispetto a quelle della Casa Bianca contro Prigozhin che, d’intesa con Vladimir Putin, ha organizzato una formazione militare, che sta dimostrando di essere l’esercito più forte del mondo. Inoltre, ieri (lunedì 17 aprile), puntuali come un orologio svizzero, i media occidentali, irreggimentati in una ferrea morsa ideologica che neanche Goebbels avrebbe saputo architettare, hanno cominciato a diffondere una “sensazionale indagine” pubblicata dalla rete di propaganda anti-russa Gulagu.net, fondata dall’anti-putiniano Vladimir Osechkin. Si tratta dell’intervista-video di tale Azamat Uldarov, un pluripregiudicato che si presenta, ovviamente, come un ex combattente pentito della compagnia Wagner. E perché Uldarov si sarebbe pentito? Non certo a causa del nazismo, che è di fatto quello che la Wagner sta, invece, combattendo e distruggendo in Ucraina. Ma perché avrebbe assistito ad azioni disumane, compiute dalla Wagner, come la liquidazione, per puro capriccio (addirittura !), di anziani e di bambini di 5 anni.
Stando al racconto che l’Uldarov ha esposto in veste di “teste oculare”, egli stesso insieme ai wagneriti sanguinari – ed ecco che ritorna il cliché narrativo del mostro-Stalin che mangiava la carne cruda dei bambini ! –avrebbe partecipato all’eccidio degli innocenti “nel locale seminterrato di un palazzo in cui si erano nascoste 400 persone, tra cui 40 bambini”. Purtroppo per loro, gli sceneggiatori della video-intervista di Gulagu.net non hanno immaginato bene l’ambientazione, dato che i seminterrati tipici dei palazzi sovietici, che costituiscono ancora oggi la grossa parte dell’edilizia residenziale popolare in Ucraina, sono in realtà locali piccoli, che non possono ospitare 400 persone. Quelle che, secondo la video-confessione di Uldarov, si sarebbero nascoste lì sotto, per giorni interi, senza neanche un bagno chimico, per sfuggire ai sanguinari militi della Wagner. Il fondatore e capo della Wagner, il succitato Prigozhin, il cui padre fu un ufficiale dell’Armata Rossa, ha smentito questa video-farsa dichiarando semplicemente che la Wagner non ha bisogno di uccidere anziani e bambini per stroncare l’ukro-nazismo banderista; e che, anzi, in ogni villaggio, paese o città liberati, le truppe Wagner hanno tributato dei loro morti, sfidando rischi evitabili sul piano militare, proprio per l’accortezza usata nel mettere in salvo i bambini e gli anziani.
C’è da dire, infine, che lo stesso Uldarov non è neanche un vero soldato della Wagner. Ed è fin troppo ovvio che, nella video-farsa girata da Gulagu.ru, si è prestato a fare l’attore in cambio di denaro. Egli è infatti uno dei molti prigionieri russi che 7 mesi fa hanno scelto, volontariamente, di patteggiare il resto della pena che stavano scontando in carcere. Gli ultimi tre anni in cambio dell’arruolamento nella Wagner per combattere 6 mesi al fronte. E’ stato un modo utile di sanare il loro debito verso la società russa per i reati gravi che avevano commesso. Chiudo, però, qui subito il tema, sollevato anche dal sedicente Spartacus, sottolineando solo che, dopo la fine del servizio militare nella Wagner, è stata solo dello 0,15% la percentuale di recidività immediata di questi condannati. In Italia, invece, è 10 volte maggiore la percentuale dei recidivi, cioè dei carcerati che, appena escono fuori in libertà, commettono subito nuovi reati nell’arco delle successive 48 ore. Vuol dire che i programmi Gulag funzionano ancora e sempre meglio del sistema rieducativo posto in essere nelle carceri americane, europee e italiane.
Ma a me qui non interessa parlare della Wagner, perché non sono certo un suo apologeta. Non vi appartengo. Non sono nel loro libro paga, né ad oggi ho fatto mai domanda per lavorare nella loro struttura organizzativa. Provengo da altre esperienze, che qui non sto a dire, qui sull’Interferenza.info sto solo traducendo, commentando e pubblicando le poesie di Yuri Vologodsky, poeta del Donbass e soldato della Wagner, già definito il nuovo Tirteo in certi ambienti giornalistici dellaRussia.
Credo, così, di aver risposto esaustivamente alle polemiche, per me del tutto insignificanti, perché mi è stato chiesto di farlo dal Direttore dell’Interferenza, il Dott. Fabrizio Marchi, al quale sono affettivamente legato da una stima reciproca che iniziò nell’autunno del 1989, dai tempi in cui, io appena maggiorenne, egli mi coinvolse a scrivere sul giornale della IX Circoscrizione di Roma, Metropoli IX, dopo che ci eravamo conosciuti tramite il comune amico e compagno Marco Trasciani, verso il quale ho sempre sentito, di cuore, una gran riconoscenza. E mai di Marco Trasciani dimenticherò la cultura e l’esperienza che egli mi trasmise durante il passaggio di quella mia età giovanilistica.
Tornando alle poesie di Vologodsky, mi rendo conto, però, che le polemiche suscitate dal mio contributo, anche se soltanto in certi ambienti sinistrati e gretti, possono creare un certo “danno d’immagine” all’Interferenza.info. Questo non lo voglio. Alcuni segnali, che un uccellino birichino mi ha cinguettato, mi hanno fatto capire che la Redazione è andata un pò in fibrillazione per la polemica portata, peraltro, da due ignoti cialtroni, che non rappresentano davvero nessun altro se non se stessi.
Io, comunque, non sono il tipo che crea problemi. Nel caso il Direttore lo riterrà opportuno, stopperò qui la mia collaborazione con l’Interferenza.info. Ho sempre, per mio conto, la possibilità di pubblicare in un unico short Essay i miei lavori su Vologodsky in una Rivista Internazionale di Filosofia e Letteratura, accreditata col MIUR, che non fa altro che aspettarmi. Da questo punto di vista, la mancanza di libertà e di palle, da parte dell’Interferenza.info, a me non cambierebbe nulla. Non ostacolerebbe affatto la pubblicazione delle poesie del nuovo Tirteo della Wagner (e ancora ne ho 4 da pubblicare). Anzi, personalmente, ci guadagnerei anche un maggior prestigio culturale, pubblicandole in un ambiente dotto, cioè superiore a quello meramente colto dell’Interferenza.info. Un ambiente universitario interdisciplinare, dove non c’è spazio per i gridi reazionari dei piccoli stronzi antimarxisti che ancora galleggiano nei cessi culturali della Sinistra, situazione incomoda che rimarrà in essere finché non verrà ripristinato il grande sciacquone della Storia.
Ricordo bene che, qualche anno fa, la stessa situazione si creò quando pubblicai sempre qui sull’Interferenza.info un articolo demolitorio su Mimmo Lucano, espressione del malaffare calabrese che era elevato a Mito da tutta la feccia culturale dei centri sociali romani e italiani. Ricordo che anche allora il Dott. Fabrizio Marchi scese in crisi culturale, di fronte alle mie analisi avanguardistiche. Poi i fatti, come sempre nella mia vita, mi hanno dato ragione. E non criticavo Lucano perché da sindaco di Riace commetteva qui in Calabria continue truffe e illegalità, applaudite dalla fumosa fauna dei Centri Sociali. Ma perché l’operato di un Lucano, che qui noi calabresi per il 97% odiamo, rappresenta solo il prodotto perfetto, ovvero l’escremento truffaldino dell’Imperialismo occidentale, condizione materiale senza la quale mai avrebbe potuto truffare tutto il denaro pubblico che ha truffato allo Stato col pretesto di assistere i migranti, che altro non sono che le misere vittime dell’Imperialismo grazie al quale Lucano navigava nell’oro. Questo delinquente di Riace, che è il mito di infime masse sinistrate.
Ho gestito, da direttore, e scritto quotidianamente su un Giornale online che registrava 30.000 visualizzazioni al giorno, combattendo peraltro contro la Masso-Mafia calabrese, non contro due stronzi galleggianti che, però, già sono sufficienti a far tremar le vene e i polsi del Direttore Fabrizio Marchi, che teme la critica di queste infime fasce sub-culturali, che costituiscono comunque un’infima parte della poca utenza che legge, a doppio scopo, l’Inteferenza.info. Alla quale tuttavia, beninteso, io ho già dato lustro scrivendo per essa e dando così la possibilità di aprirsi all’internazionalizzazione con la pubblicazione delle poesie di Vologodosky. Spero che l’operazione che ho proposto non sia un salto politico-culturale troppo grande, tale che la paura possa indurre la redazione a rigettare la prospettiva di avanzare uno step in più.
Giuseppe Casamassima

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