Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Come definire l’Italia di questi ultimi dieci anni ? La formula che proporrei è “l’Italia del non si può”. Non foss’altro perchè ce la sentiamo riproposta, un giorno sì e l’altro pure, da politici e opinionisti di tutte le parti politiche: ma in particolare dai media e dalla ( sedicente ?) sinistra, di governo ma anche di opposizione.
Se poi ci fosse qualcuno che chiedesse il perchè di questa proclamata impotenza, la risposta viene ancora prima della domanda: “Non si può perchè l’Europa non vuole”. Una sceneggiata, in cui, per la sinistra di governo la sullodata Europa è maestra di vita e fonte di salvezza mentre per quella di opposizione (?) è strutturalmente nemica, sin dai tempi di Maastricht se non dai trattati di Roma.
Una situazione che, date queste premesse, non si può modificare. In Italia perchè non si può e basta. In Europa perchè tutto dipende dai trattati e i trattati non possono essere modificati in mancanza dell’unanimità dei contraenti.
Dopo di che restano aperte tre possibilità: continuare a dire di sì, spalmando il tutto con i buoni sentimenti; inveire contro l’onnipotente ordoliberismo e poi andarsene a letto; o, infine, votare per Salvini che magari non sarà in grado di portarci fuori dall’Europa brutta e cattiva, ma che ci dà qualche soddisfazione quando inveisce contro il Nemico esterno.
Personalmente ritengo detestabile qualsiasi dottrina che giustifichi l’impotenza e il disfattismo della sinistra; ma, a respingerla, in questo caso, contribuisce anche il fatto che sia oggettivamente, sbagliata.
Non è colpa dell’Europa, ma anche e soprattutto nostra se lo stato è stato posto in liquidazione o se ci incute spavento qualsiasi idea di contestazione del disordine costituito ( dalla fiscalità progressiva alla politica industriale, al rilancio dell’investimento pubblico).Non è colpa dei trattati ma nostra, tutta nostra, se il socialdemocratico Steinbruck ha proposto, nel 2008, di inserire il pareggio di bilancio in costituzione, se, in Italia sono accettate senza discutere strategie insensate per la fuoruscita dal debito, se si è deciso di strangolare la Grecia anzichè aiutarla o se Hollande ha ripudiato ufficialmente la dottrina keynesiana per adottare quella manchesteriana per fare poi del matrimonio gay non solo un atto dovuto ma il simbolo del suo quinquennato. E, soprattutto che non sta scritto da nessuna parte che l’Europa debba rimane un’accozzaglia di stati, dominata dai più forti, e caratterizzata del dumping fiscale e sociale.
Batterci per cambiare, insieme, l’Italia e l’Europa deve essere allora per noi un elementare dovere; anche perchè non si può dare un’ Italia sovrana in un’Europa che sovrana non è. E per lottare non c’è bisogno di essere sicuri di vincere; basta e avanza il non essere sicuri in partenza di perdere.
