Mentre si cerca di dare l’abbrivio a un nuovo nazionalismo paneuropeo, costruito da posizioni “progressiste”, “democratiche” ed europeiste in contrapposizione polemica con i vecchi nazionalismi, è evidente che una siffatta Europa unita non esiste affatto. È appunto una costruzione, una finzione puramente propagandistica per giustificare il Riarmo. In realtà ci sono, nell’UE e in Europa, aree a trazione diversa; c’è la Francia con le sue velleità, il Regno Unito con i suoi interessi e la sua collocazione bifronte tra anglosfera ed Europa, la Germania, prima in crisi industriale e produttiva, che ora potrà ingrossarsi grazie all’industria militare. Il quadro non è di agevole interpretazione e alcune variabili con ogni probabilità devono ancora trovare la loro collocazione, ma almeno una cosa mi sembra chiara. Mentre il nuovo nazionalismo paneuropeo e la sua propaganda militarista assumono posture anti-trumpiane, agli Stati Uniti il quadro in via di definizione non va affatto male, mentre l’oligarchia europea attraverso il Riarmo punta ad una sua propria ristrutturazione che le permetterà di adattarsi al trumpismo facendo pagare il prezzo più grave alle sue classi subalterne. Indipendentemente dalle intenzioni dei diversi attori, protagonisti e comprimari, è nei fatti, nel suo risultato concreto una infame partita di giro ai danni delle classi subalterne europee. Il conflitto ucraino ha rappresento il punto di svolta. La Germania si è fatta bucare il gasdotto North Stream 2 dagli Stati Uniti e ne ha subìto le gravi conseguenze, con una crisi industriale e produttiva profonda che si è ripercossa sulla sua intera dorsale industriale. Gli Stati Uniti hanno ottenuto che l’Europa interrompesse la sua vitale cooperazione energetica, economica e strategica con la Russia. Ora con il Riarmo l’industria tedesca si riprende, si gonfia, fiuta già le laute commesse militari, va incontro ad una crescita sostenuta in funzione del riarmo e dell’industria bellica. La Germania viene dunque risarcita in qualche modo, in altra forma, e con ben altro orientamento del suo apparato produttivo, del grave danno subito con la cessazione del funzionamento del North Stream 2 e quanto ne è seguito. L’oligarchia UE, da parte sua, cerca di ristrutturarsi. Gli Stati Uniti capitalizzano al massimo, nella continuità delle ultime due amministrazioni (Biden ha scosso l’albero e Trump raccoglie i frutti), perché lasciano per intero all’UE i costi della propria difesa, hanno ottenuto il netto allontanamento tra l’Europa e la Russia, lasciano un’Europa che si prepara a un’insensata guerra contro la Russia, e tutto questo mentre gli Stati Uniti con la Russia ci fanno la pace e si preparano a integrarla in un sistema capitalistico globale ristrutturato. È una partita di giro nella quale gli Stati Uniti provano a corrispondere, con il trumpismo, a un’immutata vocazione imperialista adattata alla crisi dell’unipolarismo; l’oligarchia UE fa un azzardo temerario ma conta così facendo di rigenerarsi, perpetuarsi e adattarsi al tempo del trumpismo. La Germania. che aveva subito il gravissimo danno del sabotaggio del North Stream 2 e attraversava un passaggio di crisi e profonda incertezza viene indirettamente risarcita con un prospettiva di crescita spostata sul piano dell’industria di guerra. Chi ci rimette di sicuro sono le classi subalterne europee, che in nome delle spese militari si vedranno ulteriormente amputare sanità, scuola, spese sociali. Qualcuno farà notare che, tuttavia, l’industria militare e il suo indotto generano anche posti di lavoro. Resta solo da aggiungere che quando si pompa l’industria militare, la guerra presto o tardi (più presto che tardi) la si fa. E sono ancora le classi subalterne a combatterla, ad essere usate come carne da macello.
Fonte foto: Corriere della Sera (da Google)